Rosa e’ la copertina, rosa e’ il tono delle pagine.
Il libro e’ Un altro (d)anno (Mondadori).
L’autrice e’ Valentina Tomirotti, classe 1982, sorriso perfetto, chioma fluente e unghie al limite del capolavoro, dotata di ironia, sarcasmo, intelligenza e fascino da far tremare anche le piu’ navigate influencer.
Ma oltre il rosa c’e’ ogni tipo di colore. Perche’ la vita di Valentina e’ “imperfettamente felice”, come lei scrive.
La ricerca della felicita’, nonostante la Displasia Diastrofica – la disabilita’ che e’ una parte, un accessorio, della sua vita – e’ il sottofondo di ogni capitolo. Che e’ poi il nostro stesso chiodo fisso, aldila’ di ogni colore, forma, nazionalita’, malattia, handicap.


Valentina insegue l’equilibrio in un mondo pieno di ostacoli, e la Displasia non la definisce come persona. Lei stessa si dichiara un “anticoncezionale alla normalita’“.

Perche’ il punto e’ questo. Cosa ci definisce normali?
Dodici mesi a partire dal suo novembre (“…e’ da li’ che sono iniziata io“) che non sono un’autobiografia e neppure un diario.
Il mondo di Valentina scardina i luoghi comuni. Famiglia non numerosa ma molti amici che sono famiglia, perche’ il DNA non determina l’appartenenza. Studi tortuosi e in definitiva sbagliati, che poi confluiscono nella scrittura e nel giornalismo. Molte compagnie arrivate e andate. Niente sconti a se stessa e agli altri.

Ho sempre fatto da sola senza nessun aiuto“, scrive Valentina.
Creatrice di gioielli come Pepitosa, macchina da guerra per 54 negozi a cui fornisce i suoi monili, poi impiegata allo sportello dei servizi sociali del suo paese, dove vive esperienze bellissime (diventa zia dei bimbi di una coppia del Ghana) e momenti terribili (un uomo in preda ad un attacco d’ira, lo spavento, l’inquietudine e infine l’abbandono del posto di lavoro).
Vivere su una carrozzella comporta un punto di vista piu’ basso, le ruote passano su strade sconnesse, gli ostacoli sono tantissimi. Valentina lo sa, le paure le guarda in faccia, le affronta. Ma fa di piu’, ci dice che il re e’ nudo e ci mette di fronte alle nostre stesse paure.
Una scossa di terremoto, un senso di impotenza, la voglia di stare da sola, un problema per gli altri.
La malattia di Valentina, insieme al suo carattere e alla sua personalita’, smaschera i nostri pregiudizi: “Non sono un animale da compagnia, un peluche da coccolare, un portafortuna da strofinare“.
Diventiamo diversi da noi stessi, cerchiamo goffamente di sentirci altruisti, migliori, senza pregiudizi. Curiosa questa nostra societa’, dove tutti cerchiamo di differenziarci, ma di fronte a una persona senza filtri come la Tomirotti, che si muove ad armi pari, rantoliamo alla ricerca dell’approccio giusto, della parola adatta, incapaci di rilassarci e di essere normali.

Forse basterebbe lottare insieme per obiettivi comuni, per un benessere collettivo, senza il gioco di chi si lamenta di piu’.
I disabili non sono tutti uguali, gli educatori non sono tutti adeguati. “Ti devono educare, come per una missione, ti fanno fare i lavoretti, ti fanno cantare le canzoncine o ti fanno preparare le attivita’ da mostrare al “popolo sano” nella recita di fine anno“.
Mese dopo mese, Valentina travolge la retorica che ci appartiene e la svela.
Disabili capricciosi e dispensatori di consigli, i normali che ne sanno di medicina e elargiscono cure indispensabili; disabili lussuriosi, goderecci, proiettati nella pura ricerca del piacere, i normali che mettono una tacca alla loro ennesima, esotica preda; disabili irascibili, cattivi, vendicativi, i normali che si infuriano se il disabile esce fuori dal ruolo di protetto.
Aprile e’ uno dei mesi piu’ lucidi, feroci, articolati ed esilaranti del libro, forse quello che amo di piu’. Perche’ ci siamo tutti, con le nostre debolezze, nessuno escluso.
La Tomirotti analizza le idiosincrasie e ci sbatte in faccia la realta’: un Paese dove e’ difficile prendere la patente se sei disabile, dove sei perfetto se aiuti moralisticamente chi ha problemi, ma non gli permetti di scegliersi la vita che vuole. Dove si taglia sulla ricerca ma si fanno promesse elettorali. Dove invece di coalizzarci per creare un mondo alla portata di tutti, ci contiamo a vicenda le dita e gli arti per classificarci come diversi.

Il libro della Tomirotti e’ una piccola guida per scrostarci di dosso un po’ di pregiudizi.
Perche’ le barriere non sono solo architettoniche: sono nella nostra testa e nelle classificazioni che facciamo per sesso, colore, abilita’, religione, provenienza geografica.
Il radar Pepitosa ci indica la vera disabilita’, quella mentale. E ci siamo dentro tutti.
Il mondo non e’ piatto e non gira nemmeno come pensate voi… Siate consapevoli dei vostri limiti, giocateci e prendetene atto, anche con il resto del mondo“.
Pagine pungenti, dai colori forti, ironiche, sarcastiche, malinconiche e riflessive. Il rosa tanto amato da Valentina e’ composto dal rosso passione e dal bianco che ha in se’ ogni colore. E in una frase forse identifichiamo lo slancio che vorremmo avere tutti: Valentina scrive: “Cosa faresti se potessi tornare indietro?“- “sbaglierei strada“.

***

Valentina Tomirotti la trovate su Instagram.
Su facebook.
Se volete scriverle, qui.
Lei e’ anche su YOUTUBE.
Il libro lo trovate QUI.

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