Avete apprezzato con molti like su Facebook e Instagram il mio logo, ma ora vorrei spiegarvi cosa rappresenta l’immagine del Club delle foulariste: perche’ una ragazza che pilota un aereo?

Quando ero piccola, venivo in vacanza da mia nonna in Friuli. In agosto.
Quello era un mese per me rigenerante: pioveva spesso, si accendeva la stufa, si beveva il karkade’ fumante, rosso, brillante, cosi’ esotico.

Non c’era la televisione, non esistevano i cellulari e mia nonna non aveva voluto neppure il telefono fisso.

Ora aneliamo tutti a questo tipo di vita, almeno in vacanza per staccare, ma all’epoca, anni Settanta, tutto questo mi pareva pazzesco.

Mia nonna stravolgeva la mia vita e di questo la ringraziero’ per sempre: mi preparava pile di libri (acquistati o in regalo assieme ad Epoca, che lei leggeva sempre), filati per lavorare a maglia e dovevo seguire in silenzio le sue lezioni di giardinaggio.

Il suo orto e le sue rose erano uno spettacolo per il paese.

A molti tutto questo puo’ sembrare una tortura, ma per me, che ero timidissima e amavo ascoltare, era la via di fuga perfetta.
Imparavo come potare le rose, come piantare gli ortaggi, come incrociare le varieta’ di piante prelevandone il polline.

Stefania Morgante

When I was young

Le vacanze erano fresche, c’erano le lucciole al tramonto e io morivo di paura quando, passeggiando, costeggiavamo il cancello del piccolo cimitero dove e’ sepolta gran parte della famiglia di papa’.

In queste sere, quando non si poteva uscire causa potenti temporali che mi terrorizzavano e piacevano immensamente allo stesso tempo, la nonna raccontava la sua vita da fresca sposa, che dal Friuli si sposto’ in Africa.

Li’ nacque mio padre e prima di lui un fratello che, narra la leggenda, mori’ a sei mesi perche’ “in una notte mise tutti i denti insieme e la febbre lo uccise” (mia nonna non ne parlo’ quasi mai e io preservai il suo dolore, anche se ora vorrei sapere dove e’ sepolto, cosa dissero, cosa fecero. Ma forse l’oblio era nel destino dei suoi racconti).

L’Africa per me, nel suo narrare, divenne come un racconto della Blixen.

Abet il ragazzino che seguiva mio padre, le macchine del nonno che era meccanico, il caldo secco e il the con le arachidi…ma quello che rimane indelebile in me- e forse romanzato dalla nonna – e’ il suo andare via dall’Africa, dopo un bombardamento, su un aereo sgangherato, talmente sgangherato che era senza sportelli e molto piccolo ( lei e i suoi compagni di viaggio avevano solo le cinture di sicurezza), un aereo che volava bassissimo altrimenti avrebbe perso i passeggeri.

Nel mio immaginario, questa donna cosi’ coraggiosa, che aveva perso tutto e fuggiva con un bimbo dopo averne seppellito un altro, si e’ trasformata nella pilota che ha preso le redini del suo destino. L’ho disegnata per omaggiarla della direzione che mi ha regalato nell’infanzia, e della pazienza nel rispettare le mie goffaggini, la mia timidezza e lo spaesamento di chi da grande vuole fare l’artista e riceve come risposta una corale risata demolitoria.

Erminia vola, e anche io voglio volare come lei.

Il mio logo e’ l’Erminia, sono io, che desideriamo come tutte voi essere protagoniste del nostro destino e realizzarci, leggere, spensierate, appassionate, felici: e indossiamo un foulard, il nostro mantello che ci da’ poteri straordinari. Perche’ siamo fragili ma invincibili. E ci amiamo e ricominciamo nonostante tutto.

Buon karkade’!

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