Cosa accomunera’ mai il Ready-made e Francis Bacon? Probabilmente nulla nella testa di noi comuni mortali, eppure nei pensieri di un amico artista, tutto questo ha un suo perche’.

Ho conosciuto Francesco Amadori, girovagando su facebook. Mi colpirono un paio di sculture fatte con materiali di recupero venuti dal mare. Materiali riassemblati ma non solo. Messi insieme con nuovi significati e parti interamente scolpite da Francesco.

Un ready-made scultoreo, una composizione surreale eppure materiale, con significati misteriosi. Qualcosa di gia’ conosciuto eppure con un nuovo sguardo. Aveva del miracoloso tutto questo, giacche’ navigando sul web molte volte mi imbatto in cose gia’ viste o gia’ fatte, senza un ulteriore studio o piano di significato.
Dietro quelle sculture (e piu’ tardi anche i dipinti), si celava un artista attento alla luce e alle forme, tormentato abbastanza da essere sempre insoddisfatto di cio’ che faceva e per questo sempre pronto a indagare, a leggere, a studiare.
Superare se stessi, trovare una propria strada. E’ questo il cammino piu’ difficile per un artista.
E Francesco continua con ostinazione e bravura a seguire quel cammino.

(ritratto ad olio su legno cm 36 x 36 del 2013)

-Qual e’ il tuo soggetto preferito, se e’ cambiato nel tempo e se si, perche’.

Non ho soggetti preferiti ma soggetti sui quali mi soffermo di piu’, per piu’ tempo fino a farmeli diventare odiosi al punto di volermene liberare. Quello al quale ho dedicato piu’ energie negli ultimi tempi sono le teste, preferisco questo termine baconiano a quello di ritratto o volto.

-Come procedi: idea-progetto-realizzazione.
Non c’e’ un metodo od un processo predeterminato o consequenziale: le tre fasi normalmente si intrecciano e si scambiano i tempi e le sequenze, certo la scintilla iniziale e’ un’idea maturata nel tempo fino a porre l’urgenza della realizzazione .

-Pensi a un eventuale pubblico? credi di avere un preciso tipo di pubblico? se no, ti sei mai posto la domanda?

Mi pongo di continuo la domanda al punto di avere nostalgia dei tempi nei quali gli artisti lavoravano su commissione, penso in particolare alla bottega febbrilmente produttiva di El Greco a Toledo, il mito romantico dell’artista ispirato e che non deve rendere conto ad alcuno e’ la rovina dell’arte altrettanto quanto quella dell’artista che lavora per il mercato, nell’una e nell’altra figura non esiste il pubblico ma una specie di target, una sorta di circolo Pickwick, fra le affinita’ elettive e le oligarchie finanziarie, nulla a che vedere con un’idea di pubblico autentico diffuso partecipe della condizione umana.
In ogni caso non ho una risposta anche se la mia ambizione e’ quella di trovare una dimensione artistica utile ad un pubblico, in sintesi il problema non e’ di trovare un pubblico per l’arte ma l’arte per un pubblico, il che implica una messa in discussione di noi stessi di cio’ che facciamo del senso stesso di una vita dedicata in questo modo all’arte a prescindere dalla sua condivisione.

-Colori, forme, materiali adatti a te.
Non esistono colori, forme e materiali adatti a me, semmai l’opposto esiste un problema nell’adattarsi a forme colori e materiali, il fatto e’ che anche in questo aspetto ci si accomoda sulle abitudini mentre occorrerebbe cambiare di continuo.


(“Non si trattano cosi’ i bambini” stampe pigmenti su fondo di pacchetti di Marlboro formato 180 x 180 anno 2006 in occasione della commemorazione della dichiarazione dei diritti dell’Uomo)

-Hai un quaderno dove annoti le idee?
Si riempio album per schizzi che poi accompagnano alcuni lavori in particolare, non tutti, pero’ il mio rapporto con i progetti e’ piu’ mentale che grafico, passo ore ed ore a pensare, ultimamente interpongo pause di riflessione, studio ed immaginazione lunghissime durante lo sviluppo di un lavoro.

-Le idee ti arrivano pezzo per pezzo oppure immediatamente hai in mente una cosa da realizzare?
L’una e l’altra cosa, in genere dopo pause di riflessione approdo ad una sorta di illuminazione che pero’ durante la realizzazione subisce modifiche talmente sostanziali che il punto di arrivo spesso e’ in forte contrasto con quello di partenza, no non riesco ad immaginare che il lavoro sia conseguenza fedele di un progetto preciso.

-Hai dei libri di riferimento? e se non sono libri, cosa? architetture, musiche, persone, paesaggi?
Continuo ad interpellare le opere e le vite dei grandi artisti, contemporanei e del passato, in genere mi succede di tornare a studiare un particolare artista in rapporto ad un contingente progetto artistico, ho sott’occhio il panorama a tutto campo della storia dell’arte. Sento fortissimo anche un intreccio fra cio’ che faccio e le vicende della mia vita e anche se non in un rapporto deterministico chiaro, credo che gli umori esistenziali siano il pane per la attivita’ creativa.

-Cosa sopravvalutato e cosa sottovalutato nell’arte contemporanea oggi a tuo avviso per un artista emergente.
Sopravvalutato senz’altro il mercato ed il successo ed in tutte e due le faccende un concetto di nuovo mutuato dal mondo dei consumi, nuovo come novita’, diverso dall’immediato precedente, sottovalutati invece la memoria e la cultura che collocano il presente in una dimensione storica e non occasionale.

-Almeno tre cose che vuoi fare da grande.
Questa e’ la domanda piu’ difficile, in quanto non riesco a trovare una risposta in tre punti, il vero sogno sarebbe quello di “mettere su” bottega, si’ proprio una bottega con tanto di capannone, attrezzi ed aiutanti.


(Barca, materiali di recupero e parti scolpite, 2012)

Francesco Amadori sta tenendo due corsi in questo momento a Cagliari: uno di pittura ad olio e uno di modellazione presso la Scuola d’ArteArtemisia che ha tra i suoi professori, oltre Francesco Amadori, anche Angelo Liberati e Sergio Contu.

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