Rimetto a posto fogli e scritti dei secoli passati e spunta fuori un pezzo di archeologia che avevo archiviato.

Mi ero laureata da poco e stavo dietro la Merini volendole fare un’intervista (che non sapevo a chi avrei dato, ma volevo farla).

Ero una ragazza timida che faceva le cose in maniera impetuosa e la Bignotti ebbe una pazienza infinita nello starmi dietro.

Non ero nessuno, non sapevo cosa fare, oscillavo fra la poesia e gli articoli di giornale (cultura), avevo abbandonato del tutto l’idea delle arti visive.
La Merini era affettuosamente protetta dalla Bignotti e io tempestavo di telefonate e biglietti per ottenere la famigerata intervista. E gia’ che c’ero, nella confusione, gli mandavo le mie, di poesie. Cosa volevo? non lo sapevo, probabilmente loro lo percepivano molto piu’ di me. Poi un giorno inaspettatamente mi arriva per posta questa (non trovo piu’ la busta originale, ma troppi traslochi). Chiamo, ringrazio, non mi pare vero. Mi basta cosi’, lascio andare la Merini e decido di continuare a scrivere senza dare alle stampe niente. Non ci siamo mai pi incrociate.

Ma questa la conservo, come alcune cose della Rosselli, che mi insegnano ogni giorno qualcosa.

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