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Posted by on Apr 2, 2013 in Good News, Sketches and thoughts | 0 comments

Barnett Newman e la Scuola di New York-corso del MoMA

Questa e’ la storia.
Abbiamo un artista: Barnett Newman, che nasce a New York nel 1905, figlio di immigrati ebrei russi arrivati in USA nel 1900.

E abbiamo una citta’, che e’ poi un concentrato del mondo: New York.
New york tra gli anni trenta e quaranta comincia ad essere un vero polo attrattivo per gli artisti da tutto il mondo. Qui arrivano tedeschi come Albers, russi come Rothko, armeni come Gorky.
Gli altri arrivano da California, Pennsylvania, Indiana.
Newman invece e’ gia’ a New York.Studia arte presso l’Art student league di NY dove conosce Gottlieb piu’ grande di lui di un paio d’anni. Poi insegna e lavora sempre a New York.

Tutte queste personalita’ vogliono disfarsi del provincialismo e sono attirate dalle esposizioni che il MoMA a partire dal 1936 presenta al pubblico americano: dal post impressionismo al Cubismo, e poi Bauhaus, Dadaismo, Surrealismo.
La Seconda Guerra Mondiale gioca un ruolo fondamentale: molti fuggono dall’Europa e aleggia sulle coscienze degli artisti il senso dell’irrazionale, del lato oscuro mano, della distruzione e dell’imprevedibilita’ umana.
Newman afferma:
Non possiamo piu’ dipingere uomini che suonano il violoncello o mazzi di fiori: il soggetto e’ l’elemento primo della pittura; la storia della mia generazione comincia con il problema di cosa dipingere
L’arte comincia a scavare nel subconscio, il colore e la forma divengono metafore della condizione umana. Nel 1947 la Scuola di New York e’ una realta’: si era giunti alla ‘composizione’ della Scuola dopo una ricerca sull’astrazione e una importante mostra nel 1943 di Pollock. Nasce l’Espressionismo Astratto caratterizzato come dice Sam Hunter da ‘un intenso equilibrio di segni vigorosi e totalita’ decorativa…tra visione interiore e metafora esterna…tra astrazione e misticismo personale‘.

Dipingere e’ un atto puro, tra chi pratica l’action painting (gesto/segno) e chi il color field (forma/colore), anche se spesso l’uno confluisce nell’altro e spesso ci sono scambi e combinazioni.

Le prime opere di Barnett Newman sono di natura espressionista ma essendone deluso si avvicina al surrealismo conoscendo Rothko, Motherwell e Baziotes. Delle prime opere non si conosce molto anche perche’ lo stesso artista, deluso dai risultati ottenuti, le ha personalmente distrutte.

La Guerra lascia macerie in Europa, l’America e’ la terra promessa dai grandi spazi.

Onement-Newman
Newman dichiara di rifarsi agli indiani Kwatiutl, ai disegni fatti in terra dagli sciamani che invocano gli spiriti: ma lui vuole arrivare all’essenza di una realta’ assoluta. Comincia a dipingere grandi tele monocrome che dilatano lo spazio (spesso vuole che si guardino le sue tele in maniera ravvicinata, immergendosi in esse come in una esperienza mistica) e implicano la contemplazione, la meditazione.

Tele dove le pennellate si fondono nel colore assoluto e saturo dai titoli evocativi legati al mito o alla Bibbia oppure ad eventi grandiosi.
Le tele sono intersecate ma non interrotte da zips verticali o orizzontali che escludono ogni forma di rappresentazione o simbolismo, senza linguaggi precisati. L’osservatore partecipa liberamente: la liberta’ dell’artista e’ uguale a quella di chi osserva l’opera.
Newman-VirHeroicusSublimis1

Su di lui il critico E.C. Goosens scrive : “L’arte di Newman riguarda il colore in relazione alla dimensione e alla forma e equivale a una strategia delle proporzioni. Egli differisce da Rothko e da Still, che fino a un certo punto gli sono analoghi, nel suo assoluto disprezzo per ogni illusione atmosferica e pittura strutturata.”

Nel corso del MoMa Postwar Abstract Painting and techniques di cui sono studente, la terza settimana e’ dedicata proprio a Barnett Newman.
Si e’ trattato di studiare almeno tre modi per ottenere le famose zips usando in questo caso i colori acrilici che Newman ha usato solo per un paio d’anni, poiche’ uso’ quasi sempre i colori ad olio.

Il mio omaggio a Newman si e’ diviso in due dipinti, il primo e’ puramente uno studio step by step sul colore e sull’interazione con le zips.
Ho usato infatti gli stessi colori del nostro professore Corey D’Augustine.
La tela e’ molto piccola, ma il mio obiettivo era di creare uno spazio espanso pur nella piccola dimensione. Non sempre il ‘piccolo’ nelle dimensioni e’ ‘piccolo’ nel nostro immaginario!
Barnett Newman

Ho creato un primo strato col medium magenta (acrilico), una volta asciutto ho applicato un secondo strato di cadmium red light hue. Senza aggiunta di alcun medium. Una volta asciutto ho applicato un terzo strato diluito con acqua, per creare una sorta di velo di colore rafforzativo.
Da sinistra verso destra ho creato le zips: la prima da sinistra e’ creata con il bianco titanio con un po’ di terra di siena naturale e un medium opacizzante, creando delle piccole onde con il pennello. Il colore e’ abbastanza denso.
La zip magenta si e’ creata da se’ grazie al nastro e agli strati di colore che ho applicato, mentre la terza zip l’ho ottenuta mescolando i colori quinacridone e cadmium orange hue e lavorando lo spessore con un cucchiaino.
L’obiettivo finale e’ stato vedere un colore molto saturo che allarga lo spazio e muove la luce, gli occhi si concentrano sul colore e lo espandono mentre le zips danno quasi un ritmo alla pittura.

Il secondo esperimento e’ dipinto con due soli colori, il nero marte e il bianco titanio unito a una pasta di cartapesta.
Resurrection
Dopo aver dipinto in nero due larghe strisce ho aggiunto sei strati di bianco di titanio molto diluito con acqua.
Ho creato due tipi di zips: le zips bianche con acrilico titanio e matte medium (ho creato dei rilievi lavorando con un cucchiaino) e le zips nere, mischiando il nero marte con la pasta di cartapesta.
Non ho mescolato del tutto il colore con la pasta, volutamente lasciando le striature di colore non mescolato, cosi’ che il nero e’ separato in alcuni punti dal grigio della pasta.

Ho usato pennelli con setole sintetiche dure per accentuare la granulosita’ dell’impasto.
In questo caso le striature dei pennelli e la grana della tela in evidenza sono voluti, per dare matericita’ al dipinto.
Nella mia mente il dipinto di NewmanThe Station of the Cross-First-Station‘, il mio omaggio a Newman si intitola ‘resurrection‘, non un caso, avendolo dipinto delle festivita’ di Pasqua.
Il mio obiettivo era di rendere una sensazione di resurrezione tra la chiusura del nero e l’apertura del bianco.There is a story:
an artist, Barnett Newman, born in New York in 1905 from Jewish Russian immigrants who arrived in the USA in 1900.

And a city, which was a miniaturized world: New York.
Between the Thirties and Forties, New York was starting to attract artists from all over the world: Germans like Albers, Russians like Rothko, Armenians like Gorky. Others were coming from California, Pennsylvania, Indiana.
Newman lived already in New York. He studied Art at the Art Student League of NY, where he met Gottlieb who was a few years older than him. Later, Newman always taught and worked in New York.

All of these personalities wish to free themselves from provincialism and they are attracted to the exhibitions organized by the MoMA since 1936: from post-impressionism to Cubism and then Bauhaus, Dadaism, Surrealism.
World War II plays an essential role: many flee Europe and a sense of the irrational, of the human dark side and unpredictability hovers on the artists consciences.
Newman says ‘We can no longer paint men who play cello or bunches of flowers: the subject is the prime element of the painting: the history of my generation begins with the problem of what to paint‘.
The art starts digging in the subconscious, the color and shapes become metaphors of the human condition. In 1947, the School of New York is a reality: after a research on abstraction and an important exhibition dedicated to Pollock in 1943.
The Abstract Expressionism was born. It was characterized, as Sam Hunter explains, by ‘an intense balance of strong signs and decorative totality… between interior vision and outer metaphor… between abstraction and personal mysticism‘.
Paint is a pure act, some choose the action painting (gesture/sign) and others the color field (shape/color), even though often one flows into the other and there many exchanges and combinations.
The first Barnett Newman‘s paintings are mainly expressionist, but because he is disappointed in his work and he has met Rothko, Motherwell and Baziotes, he gets closer to Surrealism. We don’t know much about his first paintings because the artist himself destroyed them.
The war leaves rubbles in Europe, America is the promised land offering wider spaces.

Onement-Newman

Newman says his work refers to the Kwatiutl Indians, to the drawings made in the earth by the shamans who invoke spirits: but he wants to get to the essence of the absolute reality. He begins to paint large monochrome canvases which expand the space (often he wants people to watch at his canvases very close, to immerse in them as in a mystical experience) and involve contemplation, the meditation.

Canvases where the brush strokes merge with the absolute and saturated color have evocative titles that refer to the myths or to the Bible or to magnificent events.
The canvases are intersected, but not interrupted, by vertical or horizontal zips and they exclude any form of representation or symbolism, they have no specified language.
Newman-VirHeroicusSublimis1

The observer participates freely: the freedom of the artist is the same as that of the person who observes the work.
The critical E. C. Goosens writes: ‘The art of Newman relates to the color in relation to the size and shape and is equivalent to a strategy of proportions.’
He differs from Rothko and Still, who, up to a certain point, were similar to him in the absolute contempt for any atmospheric illusion and textured painting’.

The third week of the MoMA’s Postwar Abstract Painting and Techniques course I participate to is dedicated to Barnett Newman.
It’s about studying at least three ways to obtain the famous zips using, in this case, the acrylic colors, which Newman has used only for a couple of years, since he used almost almost only oil colors.

My tribute to Newman is divided into two painting. The first is purely a study step by step of the color and its intercaction with the zips.

In fact I have used the same colors as our teacher Corey D’Augustine.
The canvas is very small, but my goal was precisely to create an expanded space on a very small surface. Because ‘small sized’ does not always mean it is something ‘small’ in our imagination!
Barnett Newman

I have created a first layer wit the medium magenta (acrylic). Once dried, I applied a second layer of cadmium red light hue. Without adding any other medium. Once dried, I applied a third layer diluted with water in order to create a ‘veil’ of strengthening color.

I created the zips from the left to the right: I have painted the first on the left titanium white, a little bit of raw Sienna and a matte medium and have made small waves with the brush. He color is dense enough.
The magenta zip was created naturally by the band and the layers of color that I’ve applied. I obtained the third zip by mixing the colors quinacridon and cadmium Orange hue and working the thickness with a teaspoon.
The final objective was a very saturated color that widens the space and moves the light. The eyes focus on the color and the zips give a rhythm to the painting.

For the second experiment I have only used two colors, the mars black and the titanium white combined with a paste of papier mache’.
Resurrection
After painting two large black strips, I have added six layers of titanium white very diluted with water.

I have created two types of zips: the zips in white acrylic with titanium and matte medium (I have created the reliefs with a teaspoon) and the black zips obtained by mixing the black mars with a pulp of papier mache’.
I haven’t mixed all the color with the paste, deliberately leaving the streaks of color un mixed, so that the black color is separated in some points from the gray of the paste.
I have used brushes with synthetic bristles to accentuate the grain of the paste. In this case, I have voluntarily accentuated the brush’s streaks and the grain of the canvas in order to give materiality to the painting.
I had in my mind Newman‘s painting ‘The Station of the cross-first station‘ and my tribute to Newman is entitled ‘resurrection‘ as I have painted it during the Easter days.
My goal was to create a sense of resurrection between the closing of the black and the opening of the white.

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Stefania Morgante

Italian artist, original painter, sculptor and photographer, I have several experiences as a theatre editor, teacher of Drawing at school and advertising designer. - Connect with Stefania on Google+

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